Origini e formazione
Sergej Solovjev nasce nel 1901 in Russia, nella regione di Kursk. Nel 1920, come molti suoi compatrioti, trova rifugio in Serbia, dove ottiene la cittadinanza nel Regno di Jugoslavia. Qui inizia lavorando come operaio e manovale, per poi entrare nell’esercito, dove diventa ufficiale di cavalleria. Parallelamente coltiva la sua vocazione artistica, riuscendo a diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Belgrado.
Carriera artistica e primi successi
Artista particolarmente dotato, entra a far parte dell’esclusivo Circolo culturale di Belgrado, diventando rapidamente uno dei professionisti più richiesti nel campo della pittura e dell’editoria. Il suo primo fumetto, “Legija prokletih” (“La legione dei dannati”), viene pubblicato nel maggio 1937 sul n. 99 della rivista Mike Mis. Fin dall’esordio dimostra una maturità sorprendente: costruisce scene dinamiche e utilizza uno stile già ben definito e riconoscibile.
Con il passare del tempo, il suo tratto rimane compatto ed efficace, mentre le tavole si arricchiscono di dettagli, avvicinandosi sempre più a vere e proprie opere pittoriche. Non soddisfatto della sola attività illustrativa per ragazzi, ottiene anche ampi riconoscimenti nel mondo della pittura.
Produzione fumettistica (1937–1941)
Tra il 1937 e il 1941 realizza trentuno storie a fumetti, guadagnandosi la stima dei lettori e superando in popolarità anche il celebre Nikola Navojev. Lavora spesso su sceneggiature dello scrittore Branko Vidić, ma in molti casi è anche autore dei testi.
Per circa cinque anni pubblica sul periodico Mike Mis, realizzando opere come “Tri mušketara” (da Alexandre Dumas), “San letnje noći” (da William Shakespeare), “Kozaci”, “Robin Hud” e “Bufalo Bili”. Quest’ultima saga viene tradotta in Argentina nel 1941 con il titolo “Il conquistatore dell’Ovest”. Seguono adattamenti di classici come “Ajvanho” (da Walter Scott) e numerose altre storie, tra cui “Carev stitonosa”.
Nel 1940 pubblica anche su Mikijevo carstvo diverse opere su sceneggiatura di Vidić, tra cui “Napoleone”, “Istok nepobedivi” e “Mlada Sibirka”, oltre a “Put ka slavi”, su testi propri. Nel 1941 realizza per Politikin zabavnik “Ostrvo s blagom” (da Robert Louis Stevenson), rimasto incompiuto a causa dell’invasione nazista della Serbia e concluso solo nel 1951 sulla rivista Omladina.
Stile e riconoscimenti critici
Secondo gli studiosi Slavko Dragincic e Zdravko Zupan, Solovjev possedeva una cultura artistica molto più ampia rispetto agli altri autori del suo tempo. Era infatti più vicino alla pittura classica europea che ai suoi contemporanei fumettisti.
Le sue opere si distinguono per una forte componente lirica, una notevole sensibilità visiva e un uso attento della composizione e del ritmo narrativo. Particolarmente significativo è il modo in cui rappresenta movimento e azione, trasmettendo dinamismo e tensione attraverso la costruzione delle scene. Le sue tavole mantengono un equilibrio tra espressione artistica e narrazione, anche quando l’impatto visivo prevale.
Periodo italiano e attività durante la guerra
Con l’invasione della Serbia, Solovjev si rifugia a Fiume (oggi Rijeka, in Croazia) insieme alla moglie Tereza Luksic. Qui entra in contatto con l’editore Mario Nerbini e inizia a collaborare con la rivista L’Avventuroso. Colpito dalle sue capacità, Giove Toppi gli affida la sceneggiatura de “La prigioniera di Calais”, primo episodio della serie Testa Nera, scritta da Roberto Natoli.
In questo periodo firma come Sergio Soloviero (poi Sergio Soloviev). Realizza anche “Lo studente Passa” su testi di Riccardo Chiarelli e “Il tesoro dei Nibelunghi” su sceneggiatura di Guglielmo Somalvico. Lavora inoltre a “La scimitarra del Gran Drago”, che verrà completata nel 1943 nella collana Albi Grandi Avventure.
Dopo queste pubblicazioni, Solovjev scompare dalla scena per quasi diciotto anni.
Ritorno e ultimi anni
Ricompare nel 1960 con alcune illustrazioni per il settimanale Lo scolaro, dove lavora per dodici anni fino alla chiusura della rivista nel 1972. In questo periodo realizza vignette e adattamenti a fumetti come “Luigi Settembrini”, “Michele Strogoff” e “L’ultimo dei Mohicani”, oltre a diverse copertine in stile pittorico.
Partecipa nel 1971 alla prima edizione de Le Tre Giornate del Fumetto e viene ritratto in un fumetto comico da Renzo Restani nel volume “Appunti sul Fumetto Italiano” di Gianni Bono. Sempre su sceneggiatura di Bono realizza la saga di Homerus per il settimanale sportivo Il Lunedì.
Nel 1973 si trasferisce a Massa con la moglie, dove muore nel 1975. L’anno precedente la rivista serba Pegaz gli dedica un’ampia monografia.
Collaborazioni con Branko Vidić
Tra le opere più importanti realizzate insieme a Branko Vidić si ricordano “Ivanhoe”, “Crni Ataman” e “Bufalo Bili”. Insieme producono anche serie biografiche di grande qualità come “Napoleone”, “Siberian Girl” e “Big Kid”.
L’elevato livello del lavoro di Solovjev viene confermato anche dalla diffusione internazionale delle sue opere, pubblicate soprattutto in Francia.